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Carlos Castaneda: l’antropologo-stregone

Quando morì, il 27 aprile del 1998, il mistero di Carlos Castaneda era ancora intatto. Letto da dieci milioni di persone, tradotto in trenta lingue, questa stella della spiritualità gnostica aveva saputo circondarsi d’un riserbo quasi assoluto. A cominciare dalle rarissime foto che lo ritraevano, e sempre in modo beffardo, con il volto nascosto da un cappello oppure dalle mani. Ma i suoi lettori amavano quel mistero. A loro bastava sapere che l’antropologo-stregone, iniziato agli arcani dell’universo grazie al cactus peyote, viveva da qualche parte in California, con un gruppo di donne convinte che lui fosse immortale. Erano le sue “streghe”, “brujas”. Fino a quando un’adepta dubbiosa, prossima a diventare “bruja”, individuò l’abitazione in cui si nascondeva e scoprì che lo sciamano stava morendo di cancro.

A scuola dallo stregone

Carlos Castaneda – Don Juan

Terminava così una storia iniziata nel 1968 con l’apparizione di un libro che incantò la generazione dei figli dei fiori, A scuola dallo stregone, primo di una serie di otto racconti antropologico-sapienzali sugli insegnamenti dello stregone yaqui Don Juan Matus, il maestro di Castaneda. I suoi libri dominarono per vent’anni l’editoria New Age e le ragioni di tanto successo sono spiegate dalla sua figura molteplice e ambigua che univa l’antropologo e l’iniziato a tradizioni arcaiche, lo scienziato e il mistico, l’asceta e l’uomo d’affari. Castaneda addestrava alla differenza fra vedere e guardare, all’esistenza di una realtà invisibile alla quale possiamo accedere tutti, a migliorare la propria vita nel fisico e nello spirito.

La realtà separata

A fine anni settanta arrivarono le critiche, sempre più precise e devastanti, e infine fu evidente a tutti che Don Juan, il maestro invano cercato dai giornalisti, altri non era che un alter ego di Castaneda, inventore di un’inesistente tradizione spirituale. Se libri come Una realtà separata, Viaggio a Ixtlan, L’isola del Tonal, L’arte di sognare contenevano un insegnamento, esso andava spiegato con il talento dello scrittore che amalgamava filosofia occidentale, saggezza orientale e culti amerindi huichos e yaqui. Quasi ossessionato dal suo fascino, Federico Fellini organizzò un film a lui ispirato, Viaggio a Tulum, ma Castaneda ritirò la sua collaborazione all’ultimo momento facendo naufragare il progetto.

Il culto del suicidio

Carlos Castaneda

Dopo la morte emerse anche l’aspetto più oscuro dell’ultimo Castaneda, fondatore d’un culto suicida. All’indomani della sua scomparsa le sue “brujas” scomparvero nei deserti californiani. Lo sciamano-antropologo aveva loro impartito un insegnamento segreto per fondersi nel flusso infinito dell’universo spiccando il volo da una rupe. “Ci erano riuscite?”, chiedevano speranzosi i più fedeli seguaci di Castaneda. Una di loro sicuramente no, se qualche anno fa le sue ossa sono affiorate tra le sabbie della Valle della Morte.

Mario Arturo Iannaccone

Mario Arturo Iannaccone

Mario Arturo Iannaccone si è laureato in Lettere all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Storia del Rinascimento. È romanziere e saggista. Insegna Scrittura Creativa all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Ricercatore storico e studioso di storia dell’immaginario e delle idee, ha pubblicato molti libri e centinaia di articoli, collaborando con mensili, settimanali e quotidiani.

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