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L’ultima strega

Il 20 febbraio 1672, all’ora dell’Ave Maria, Eva, la figlia del mugnaio di Hürdner, girò per il paese regalando dolci gialli ai conoscenti. L’unica ad assaggiarli fu Anna Fessler che scelse quello più «grande e dorato». Morì la notte stessa urlando per il dolore. Cosa era successo? Dopo un’autopsia inconcludente l’indagine passò al cancelliere di Langeburg, Von Glüchen, che ordinò l’arresto di Eva e della madre Anna Schmieg che aveva preparato i dolci. Il cancelliere si trovò così ad indagare in un caso che avrebbe coinvolto scienziati, giuristi – come Johann Textor, il nonno di Goethe – teologi e politici. I suoi appunti descrivono uno dei più documentati casi di caccia alle streghe nella Sassonia luterana, «liberata dalle superstizioni papiste», dove furono sconvolte abitudini e lacerati legami familiari, in una progressione inesorabile che ancora una volta ci fa meditare sulla definizione di “modernità”. Il valore de L’ultima strega di Thomas W. Robisheaux (Leonardo 2011, pp. 345, €. 28,00), sta nella ricchezza esemplare della ricostruzione di questa “microstoria” che tocca la vita quotidiana, la mentalità, i paradigmi scientifici, la storia materiale della Germania barocca. Il libro ricorda il classico La città indemoniata di Boyer e Nissenbaum, sul caso di Salem.

Anna la strega?

La strega interpretata
da Monica Bellucci ne
Il patto dei Lupi (film – 2001)

Anna era una sventurata cui erano morti sette figli – due straziati dal mulino di famiglia. In quanto mugnai, lei e il marito erano circondati dal rancore dei paesani. Come madre lei era in conflitto con la figlia. Alla ricerca d’indizi d’un patto diabolico, Von Glüchen valutò le prove usando, per paradosso, procedure d’indagine già moderne. Oltre alla tortura. Dopo mesi di strazi, la donna mostrava ancora sarcasmo: se era una strega, che la bruciassero; se avessero trovato il marchio delle streghe, che la condannassero. Per il magistrato tale atteggiamento era quasi una prova: la donna sfidava l’autorità perché protetta dal maligno. Cercò di portarla a «confessare e fare penitenza» unendo finalità di un processo penale a quelle religiose, ma lei resistette otto mesi.

Gli interrogatori

Raffigurazione degli interrogatori
subiti dalle donne accusate di stregoneria,
soprattutto in terra protestante

Quando i cattedratici di Altdorf stabilirono che l’agente tossico che aveva ucciso la Fessler poteva essere arsenico – però la defunta era già malata – Von Glüchen non ne tenne conto preferendo la teoria del complotto diabolico. Convinse Eva, i vicini, i parenti di Anna a testimoniare che la donna poteva appartenere ad una rete di streghe. Negli interrogatori che si susseguirono, la vita, le parole, i modi di dire della donna furono riletti dal sospettoso Von Glüchen come un rifiuto ai comandamenti divini, un inno al diavolo. Il delirio interpretativo crebbe: non versare lacrime (mentre le straziavano le mani) diventava signum di malvagità; protestarsi innocente era sintomo di colpevolezza, in un rovescio paradossale della logica dove Von Glüchen s’improvvisava analista della psiche.

Il rogo come monito

Strega al rogo

Infine i magistrati-chierici di quel governo sassone “quasi” illuminista, dove i lacci mentali e procedurali potevano diventare ben più tenaci che nella Roma dell’Inquisizione, costrinsero la povera mugnaia, volgare e bevitrice ma non certo strega, ad una confessione a forza di torture. Anna e un’altra sventurata, la mandriana Barbara – coinvolta per le parole di una bambina – salirono al patibolo nella piazza di Langeburg l’8 novembre 1672. Avevano «confessato spontaneamente», proclamò il giudice Assum. Furono strangolate con ferri arroventati e poi bruciate di fronte agli studenti della zona «a monito». Avvenne cuore della Germania più civile e illuminata, settantadue anni dopo il rogo di Giordano Bruno.

Mario Arturo Iannaccone

Mario Arturo Iannaccone si è laureato in Lettere all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Storia del Rinascimento. È romanziere e saggista. Insegna Scrittura Creativa all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Ricercatore storico e studioso di storia dell’immaginario e delle idee, ha pubblicato molti libri e centinaia di articoli, collaborando con mensili, settimanali e quotidiani.

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