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Lopez Rega, «El Brujo», il negromante peronista

Lopez Rega, al centro

Il 16 settembre 1955 Péron venne destituito dalla Révolucion Libertadora dopo disordini sanguinosi. Riparato all’estero, non darà più segno di interessarsi alla sorte della mummia, affidandola completamente alle cure del dottor Ara, rimasto in Argentina.1
Il nuovo presidente Eduardo Leonardi pensò si trattasse di una statua. Anche perché sapeva che, per precauzione, erano state modellate delle statue di cera identiche all’originale. Una perizia medica, eseguita dopo aver staccato un dito alla mummia, fu affidata a quattro medici, e confermò che si trattava proprio del corpo trattato di Evita: «quella donna continuava a creare problemi era stata uno scandalo da viva e ora era uno scandalo da morta. Cosa fare? Nel dubbio niente». In quel periodo, il solo a vegliarla e a provare una sorta di attaccamento morboso per la mummia, nell’evidente disinteresse di Péron, fu il dottor Ara che la considerava il suo capolavoro.
Ma Leonardi fu destituito a sua volta dopo meno di due mesi e fu il nuovo governo guidato da Pedro Eugenio Aramburu che dovette risolvere la questione della mummia, divenuta ormai ingombrante. La decisione presa dal nuovo governo fu risoluta, si decise di farla sparire. E iniziò qui una serie di spostamenti che la sottrassero all’attenzione, secondo molti morbosa, di Ara per affidarla a quella del tenente colonnello Eugenio Moori Koenig, i cui nervi non ressero, almeno stando alla scrittore Raoul Walsh, autore della novella Esta mujer.2

1. Ibidem, pp. 330-331.
2 Ibidem, pp. 332-331.

La mummia scomoda

Finalmente, Aramburu nel 1957 prese la decisione di incaricare un prete di trasportare la salma in Italia, grazie all’aiuto di un secondo prete italiano. Evita fu conservata prima a Cerro Maggiore – nello stesso luogo in cui sino al 1957 rimarranno nascoste le ossa di Mussolini – e poi a Milano. Aramburu fece in modo di non sapere mai dove il corpo era stato nascosto e quando il suo governo fu rovesciato dai Montoneros, nel maggio del 1969, questi tentarono invano di saperlo. Aramburu fu ucciso. Il corpo che aveva riposato per molti anni a Milano, al Monumentale, sotto il nome di Maria Maggi vedova de Magistris, italiana emigrante in Argentina fu inviato a Péron a Madrid. Dopo quasi vent’anni, nel 1971, il «lavoro» del dottor Ara danneggiato ma ancora in buone condizioni veniva restituito all’ex marito, Péron in esilio in Spagna.

L’esilio peronista a Madrid

Pèron e Rega

C’è un altro particolare che getta un’ombra sinistra su Péron e sulla sua decisione di mummificare Eva. Un particolare che getta un fascio di luce violenta su motivazioni segrete, inconfessate, che probabilmente erano state valutate in occasione della scomunica del 1955. Questi particolari sono gli unici che possono spiegare certi comportamenti. Dalla fine degli anni Sessanta, Péron custodì il cadavere nella soffitta della sua villa di Puerto Hierro vicino a Madrid. La soffitta anzi divenne un vero e proprio «santuario» aperto più che a Péron (da sempre disinteressato alla mummia di Evita) a quella del suo segretario e collaboratore Lopez Rega, una delle figure più oscure del tramonto peronista. Capo della Triple A (Alleanza Anticomunista Arjentina) egli mantenne un potere reale per molti anni sull’ormai vecchio Péron.

Il potere di Rega

Su Lopez Rega, inseparabile collaboratore, ministro e segretario del Péron senile, occultista, legato ad organizzazioni le più diverse, come la CIA, la mafia, la Massoneria regolare e di frangia, a pratiche magico-esoteriche sincretistiche di vario genere, sono state scritte biografie finalmente documentate, che hanno dissipato la cortina di incertezza, di romanzo e di aneddoto scandalistico che ha a lungo dominato.1 Così si sa che Lopez Rega abbia cercato di «far passare l’anima di Evita nel corpo di Isabel».2

1. «Mistico solitario e demente», così lo definisce il suo biografo. Ambiziosissimo, attaccato al potere, era al centro di una trama di interessi politici ed economici. E per illudersi di rafforzarli non esitò a utilizzare la magia nera, l’omicidio e la corruzione i servizi segreti, la Massoneria argentina, la P2. Larraquy M., Lopez rega, Sudamericana, Buenos Ayres 2004.
2. Ibidem, pp. 355.

Lopez Rega e la negromanzia

Lopez Rega e Pèron a Madrid

Lopez Rega praticava l’occultismo nelle sue forme più estreme. L’operazione descritta con nonchalance si chiama «negromanzia». Al di là delle pereginazioni della mummia in giro per il mondo, questa era la cultura dell’entourage di Péron. Dunque la domanda è lecita: il gruppo di peronisti che aveva fatto in modo di conservare il corpo nel 1952 aveva nutrito queste motivazioni sin dall’inizio? Probabilmente non le negromanzia. A questa arrivò lo stregone Rega per riconquistare a Peron una posizione di primo piano facendo rivivere Evita nel corpo di Isabelita, Estela Martinez Carta (1931) che, da parte sua, aveva comunque iniziato a vestirsi e a comportarsi come la defunta collega su suggerimento di Peron e di Lopez Rega.
Ancora una volta, la motivazione reale, profonda non era soltanto blandire lo spirito superstizioso, o meglio religioso, delle genti incolte. (la motivazione richiamata per Mazzini, Lenin, Stalin). Questa motivazione, a ben vedere, sfuma in altre, di segno ben diverso. Péron, oltre a simpatizzare per i Basilios che erano milioni, e ad avversare in modo più o meno scoperto la chiesa cattolica (i cattolici furono in più periodi anti-peronisti), fu iniziato alla pratica dell’Umbanda assieme ad Isabel, la seconda moglie, poi nota come «copia» sbiadita di Eva, da Lopez Rega.1

1. Dujovine Ortiz A., Evita un mito del nostro tempo, cit., pp. 339-40.

Umbanda

L’Umbanda è uno dei culti afro-brasiliani a base spiritista più diffusi del Sudamerica, originata probabilmente negli anni Trenta, tenne il suo primo congresso nel 1941 e si diffuse anche in Argentina.1 Per l’Umbanda è basilare il contatto con gli spiriti, anche se la presenza di una mummia è del tutto eccezionale. Ma Lopez Rega doveva considerarla un catalizzatore di ciò che per altro genere di spiritisti è il Ka. Il romanziere Tomás Eloy Martinez, autore di due romanzi sulla coppia presidenziale Santa Evita e Il romanzo di Péron (La novela de Péron 1996) ha drammatizzato il rituale negromantico di El Brujo basandosi sulle fonti peroniste e sulla memorialista. Questo il pensiero di Rega nel racconto di Martínez:

1. Introvigne M., Il cappello del mago, tr. it. Sugarco Milano 1990; pp. 59-62

«Stanotte, vada come vada, il corpo di Evita resterà vuoto per l’eternità. Quando giungerà l’ora del giudizio universale avrà un’altra immagine, con un altro nome la chiamerà il Signore, le note musicali del suo segno astrologico saranno ormai diverse. Vuoto resterà il corpo, ma non avrà mutato le sembianze (…) Però la sua anima dovrà entrare, immancabilmente stanotte stessa, nell’anima di Isabel. Nel santuario è già tutto pronto. Prima dell’alba, il Toro verrà accolto nella casa dell’Acquario. La luna è propizia. Su una sola linea confluiranno Urano e Mercurio, i pianeti reggenti. I corpi dovranno trovarsi orientati verso nord-nordest? L’ora del transito, dicono gli astrolabi, dev’essere quella intermedia fra il tramonto e il sorgere del sole: undici minuti prima dell’una di notte, il 19 giugno 1973. Delle sette parole che dovrà pronunciare, Lopez ne conosce quattro: quelle in bengalese, persiano, egiziano e aramaico. Gli mancano ancora quelle in cinese e sumero. La settima – lo sa – si forma anagrammando Eva ad infinitum: Vea, Vaé, Ave; manca soltanto l’ordine in cui sfoglierà le lettere».1

1. Eloy Martínez T, Il romanzo di Péron, tr. it. Guanda, Parma 1996, p.242.

Il “sacrificio” della terza moglie

Pèron con Rega al fianco

Martínez ci presenta un Lopez Rega che si è preparato tutta la vita a quel rituale negromantico, mancandogli sempre l’occasione per compierlo. Il rituale sincretistico, che si serve dell’Umbanda e del Candomblé,1 richiede il sacrificio di due colibrì e la presenza di Isabelita, che si presta docile.
Eva, anzi Evita per il suo popolo, morì trentatreenne e dopo una lunga e dolorosa agonia il 26 luglio del 1952 a Buenos Ayres. Anche il suo destino post-mortem fu gestito da persone possedute da progetti prometeici come quelli che coinvolsero Mazzini, Lenin e Stalin. Probabilmente l’interessata non raccomandò l’imbalsamazione del proprio corpo. La decisione fu presa da Péron consigliato da qualcuno e il compito fu affidato al dottor Pedro Ara. Quest’ultimo anzi racconta nel suo libro El caso Eva Péron che «l’idea di mummificare Evita era nell’aria», perché numerosi emissari ufficiali l’avevano avevano suggerita.
1 Candomblé è il nome di un sincretismo, originatosi in Brasile, tra culture e tradizioni proprie delle popolazioni provenienti dall’Africa Occidentale e deportate nel Nuovo Mondo come schiavi. Essa s’incentra sul culto degli Orixás (detti anche Santos), divinitá assimilabili alle forze della natura come l’acqua, il vento, la vegetazione, il fuoco, che accompagnano l’essere umano in ogni singolo momento della sua esistenza.

 

Bibliografia

  • Dujovine Ortiz A., Evita un mito del nostro tempo, tr. it. Mondadori 1996.
  • Introvigne Massimo, Il Cappello del mago. I nuovi movimento magici dallo spiritismo al satanismo, Sugarco, Milano 1990.
  • Larraquy M., Lopez rega, Sudamericana, Buenos Ayres 2004.

Mario Arturo Iannaccone

Mario Arturo Iannaccone si è laureato in Lettere all’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Storia del Rinascimento. È romanziere e saggista. Insegna Scrittura Creativa all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia di Brescia. Ricercatore storico e studioso di storia dell’immaginario e delle idee, ha pubblicato molti libri e centinaia di articoli, collaborando con mensili, settimanali e quotidiani.

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Una risposta

  1. Aldo Villagrossi ha detto:

    Ottimo articolo, complimenti.
    Una precisazione: nel 1955 non ci fu una scomunica di Perón, e non ci fu nemmeno negli anni a seguire. Ci fu una sorta di avvertimento. Se ne occupò Jorge Antonio nel 1963, chiedendo esplicitamente al Vaticano se vi fossero “pendenze” nei confronti di Juan Domingo Perón, e il Vaticano rispose attraverso il nunzio apostolico di Madrid, che fece sapere all’amico Perón l’assenza di scomuniche. L’ammonizione era riferita all’espulsione di un vescovo e di un sacerdote che avevano manifestato la loro opposizione al regime di Perón. Subito dopo c’è il colpo di stato, la “revolución libertadora”, appoggiato dal clero dove gli aerei della Marina militare argentina bombardano plaza de mayo con l’effige “Cristo Vince” dipinta.

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